La Sanità Integrativa in Italia


Estratto dal libro "Il lavoro da offire, la proposta da accettare"

ed. Franco Angeli

Contributo di Luciano Dragonetti

 

«La sanità integrativa non solo è uno degli ambiti più richiesti nell’area del welfare aziendale, ma ricopre un ruolo fondamentale quanto necessario nel corretto equilibrio del nostro sistema sanitario. I servizi dello Stato basati sul criterio demografico (contribuenti versus pensionati) sono oggi tutti in grave affanno, poiché si sta invertendo quello che originariamente era il volano contributivo. L’invecchiamento della popolazione e lo scarso ricambio generazionale stanno provocando un disequilibrio oggettivo, creando gli spazi ai sistemi integrativi sia lato previdenza che lato sanità. 

Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito alla più grande accelerazione delle problematiche del sistema e, allo stesso tempo, abbiamo vissuto la grande rivoluzione del welfare anche con il coinvolgimento dei contratti collettivi nazionali. In questi contratti troviamo infatti, ormai sempre più in prevalenza, l’assistenza sanitaria. In questa crescita veloce, avvenuta in un periodo in cui per almeno 7 anni siamo stati in balia di Governi tecnici che hanno tralasciato la programmazione un passo indietro, si sono succedute tre importanti riforme che hanno definito gli ambiti di operatività delle società di mutuo soccorso nel 2012 (modificando il regio decreto 3818/1886), gli ambiti del welfare con la legge di stabilità del 2016 e, infine, quelli del terzo settore con il decreto legislativo 117/2017. 

C’è ancora molto da fare ed è importante che tutti gli attori abbiano il loro ruolo, perché l’obiettivo per tutti è preservare il nostro servizio sanitario nazionale, integrando le prestazioni con quelle “integrative” dei fondi sanitari».

 

«L’integrazione sanitaria consente, alla persona aderente o al lavoratore che riceve l’assistenza sanitaria come benefit, di essere più sereno, di avere una opzione di scelta aggiuntiva. Dobbiamo immaginare due accessi ai benefici. Le persone o i professionisti che vogliono integrare volontariamente, in questo ambito sia il decreto legislativo 179/2012 che il decreto legislativo 117/2017 vanno verso la valorizzazione delle società di mutuo soccorso come enti del terzo settore, ritenuto un ambito della nuova economia sociale e un elemento prioritario per la programmazione delle pubbliche amministrazioni per i temi sociosanitari. Le mutue possono occuparsi dell’assistenza della persona anche in ambiti dove non intervengono il sistema sanitario nazionali e le assicurazioni. 

Il legislatore ha, infatti, conferito alle persone che vogliono associarsi a una mutua, la detraibilità del 19 per cento sul contributo, fino a 1.300 euro all’anno. In cambio, la mutua si impegna a non applicare alcuna selezione dei rischi, che comporterebbe un aumento del contributo, per esempio in base all’età, o limitazione delle prestazioni e a non disdire il rapporto associativo che rimane un’opzione solo per il socio. Poi, ci sono i vantaggi per le imprese che vogliono applicare la sanità integrativa per i dipendenti tramite i fondi sanitari (ovvero mutua, casse e fondi sanitari): per le aziende il legislatore ha previsto l’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi, che prevede la deducibilità dei contributi versati e la non concorrenza al reddito per il dipendente del contributo versato». 

 

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Un pensiero verso la Mutualità

Nel campo della sanità integrativa sempre più spesso si sente parlare di asimmetrie  legislative e fiscali, di rispetto delle regole, di diritti acquisiti da parte di quei soggetti privati che raccontano di vantare un illogico diritto alla gestione mutualistica.

Ma le regole ci sono e sono chiare e definite: la gestione privatistica dell’assistenza sanitaria integrativa e complementare deve operare in un ulteriore livello sistemico che è quello definito come terzo pilastro, al quale coloro che ne hanno le possibilità economiche possono rivolgersi per integrare ulteriormente le loro garanzie di assistenza sanitaria.

Pensare che le norme che regolano i soggetti privati che operano nel terzo pilastro dell’assistenza sanitaria integrativa e complementare debbano essere applicate ai soggetti mutualistici che operano nel secondo pilastro è un illogico giuridico ed una violazione costituzionale.

Se i soggetti privati ambiscono ad operare nel perimetro definito del secondo pilastro debbono farlo secondo le regole stabilite, nel rispetto dei veri principi mutualistici e tramite i modelli societari a questo preposti, senza ricorrere a modelli ibridi, come per esempio la creazione di Casse di Assistenza Sanitaria “ad hoc” finalizzate esclusivamente a consentire a prestazioni private la fruibilità dei vantaggi fiscali garantiti dalla legge alle prestazioni mutualistiche, con un modello che ad un attento esame rappresenta un sistema “posticcio” e forse anche elusivo.

E se il nostro paese vuole crescere veramente da un punto di vista economico, sociale, politico ed organizzativo deve necessariamente abbandonare le logiche corporativistiche che hanno determinato la creazione di modelli nei quali tutto è possibile e nulla e certo e iniziare a seguire con coerenza le regole costituzionali, applicare con convinzione le leggi esistenti, attenersi alle norme giuridiche e sociali vigenti.